Trust (Fidete) nasce nel 2021 come progetto parallelo, in un momento in cui Kris Stian era ancora attivo nei Diaolokan, ma sentiva il bisogno di esplorare una strada diversa insieme a Nemo, con cui era rimasto fortemente legato sul piano umano e musicale.
Il nome racchiudeva già una parte dello spirito del gruppo: Trust, in inglese, come fiducia; Fidete, in dialetto trentino, come richiamo al fidarsi. Un doppio significato semplice, diretto, quasi istintivo, ma perfetto per un progetto nato proprio da un legame personale e dalla voglia di provare ancora a costruire qualcosa insieme.
L’idea non era rinnegare quanto fatto fino a quel momento, né ricominciare da zero. Al contrario, Trust (Fidete) nasceva dal desiderio di ripartire da alcune intuizioni che stavano funzionando — l’impatto diretto, l’uso del dialetto trentino, l’attitudine ruvida e popolare — cercando però di portarle in una direzione più personale, meno schematica e più libera nella scrittura.
Nemo avrebbe inizialmente preferito cantare in inglese, convinto che fuori dal Trentino il dialetto potesse risultare troppo limitante. Kris Stian, invece, spinse fin dall’inizio per mantenere il trentino come elemento centrale: non solo come scelta linguistica, ma come identità, carattere e possibile tratto distintivo del progetto.
La formazione prese corpo con l’arrivo di Gnù alla batteria, che condivise subito questa visione. Anche per lui il dialetto trentino non era un limite, ma una forza: qualcosa capace di rendere il gruppo riconoscibile, diretto e diverso da tante altre realtà più convenzionali.
Assembramenti
La prima canzone a prendere forma fu “Assembramenti”, brano nato direttamente dal clima surreale del 2020. Non fu l’unico pezzo abbozzato dai Trust (Fidete), ma rimase quello più compiuto e l’unico destinato alla pubblicazione.
“Assembramenti” raccoglieva in forma ironica e sgangherata tutto ciò che quel periodo aveva prodotto nell’immaginario del gruppo: limitazioni, divieti, mascherine, fughe improvvisate, cantine, bauli, paranoia collettiva e quotidianità diventata grottesca. Più che un manifesto, era una presa in giro frontale: una fotografia sporca, istintiva e volutamente sopra le righe di un tempo vissuto come assurdo.
Il ritornello, costruito attorno alla frase “2020 assembramenti”, condensava perfettamente lo spirito del brano: dialetto, rabbia, comicità, nonsense e vita reale mischiati senza filtro. Alcune immagini nascevano da episodi veri, altre da frasi buttate lì tra amici, altre ancora dal gusto di esasperare il ridicolo di quei mesi.
All’inizio Nemo spingeva perché fosse Kris Stian a suonare la chitarra, in modo da costruire i brani direttamente insieme, lavorando a casa su musica e testi. In quel periodo, però, Kris Stian non se la sentiva di assumere anche quel ruolo: l’idea di scrivere interamente i pezzi alla chitarra risultava troppo pesante, mentre il basso rimaneva lo strumento più naturale per entrare nel progetto senza doverne reggere tutta la struttura compositiva.
“Assembramenti” nacque quindi da un materiale già molto vivo: titolo, frasi, ritornello, immagini e intenzione erano presenti fin dall’inizio. Musicalmente il brano prese spunto da un immaginario heavy metal classico, diretto e corale, con l’idea di costruire un ritornello immediato, quasi da cantare tutti insieme.
La svolta arrivò quasi per caso, in baita, quando entrò in gioco Maurizio “Tachy” Fracchetti — Magostudio, Erosion, Frostfall — musicista e chitarrista di grande esperienza, già legato a precedenti registrazioni e dotato anche dello studio necessario per concretizzare il progetto. Nemo, con il suo solito entusiasmo fuori controllo, riuscì a coinvolgerlo. Da quel momento Trust (Fidete) ebbe in un colpo solo il chitarrista giusto e la possibilità reale di registrare.
Nel giro di poco tempo “Assembramenti” prese forma: Maurizio sviluppò la parte di chitarra, Kris Stian costruì la propria linea di basso, Gnù registrò la batteria e il pezzo venne poi completato in studio. Il risultato fu una canzone nata da una miscela improbabile ma efficace: dialetto trentino, ironia pandemica, heavy metal classico, amicizia, baita, casino e voglia di trasformare un periodo assurdo in qualcosa da urlare insieme.
A chiudere il pezzo, un coro registrato in baita insieme agli amici: non un effetto da studio, ma una vera voce collettiva, sporca e spontanea, che trasformava il brano in una specie di sfogo comunitario. Proprio lì stava forse l’anima dei Trust (Fidete): non la perfezione formale, ma l’energia di un momento, il dialetto come arma, e la voglia di ridere in faccia a un periodo che aveva tolto a tutti leggerezza e libertà.
Le altre canzoni
Dopo “Assembramenti”, l’ingresso di Maurizio cambiò rapidamente il peso del progetto. Nel giro di poco tempo arrivarono nuove basi, molto più strutturate e ambiziose, con un livello chitarristico e compositivo che spostava Trust (Fidete) oltre l’idea iniziale del semplice thrash dialettale trentino.
Su quelle basi iniziarono a nascere testi diversi. Kris Stian e Nemo avevano già abbozzato “Nato con gli occhi chiusi”, brano costruito attorno all’idea di ciò che la gente non vede, o sceglie di non vedere.
Nemo portò poi altri testi più oscuri e personali, lontani dalla dimensione puramente ironica di “Assembramenti”. Uno ruotava attorno alle campane, nate dal ricordo infantile del loro suono, trasformato poi nel suo immaginario fatto di blasfemia, tensione politica, rabbia e visioni disturbate.
Un altro testo, “Sangue mio, sangue di Dio”, aveva invece un carattere ancora più intimo e diretto. Scritto da Nemo e dedicato a Kris Stian, conteneva immagini dure e personali, tra cui la frase “dentro di me solo rabbia e oscurità”. Era un brano che spostava Trust (Fidete) su un terreno meno goliardico e più viscerale, quasi una confessione rabbiosa, dove il rapporto umano tra Nemo e Kris Stian entrava direttamente dentro la scrittura.
A quel punto anche la scelta linguistica iniziò ad aprirsi. Se all’inizio Kris Stian aveva spinto con forza per il dialetto trentino, riconoscendolo come identità e marchio distintivo, le nuove basi di Maurizio sembravano suggerire anche un’altra possibilità: canzoni meno legate al territorio, più esportabili, più vicine a una produzione metal di respiro diverso. Anche grazie a un lavoro di adattamento e traduzione dei testi, l’idea di cantare in inglese iniziò quindi a diventare più concreta, senza però abbandonare del tutto il dialetto.
In parallelo, infatti, restava viva anche la vena più trentina e ironica del progetto, con bozze come “I Vikings beve birra”, pensata come possibile evoluzione goliardica e dialettale di quello spirito diretto, da coro, da festa e da casino che era già alla base di “Assembramenti”.
La trasformazione del progetto
Proprio quando Trust (Fidete) sembrava poter crescere, iniziarono però a emergere anche le difficoltà pratiche. La distanza tra i componenti pesava: Maurizio abitava nella parte sud del Trentino, Nemo e la sala prove erano più a nord, Gnù non era comunque vicino al nucleo operativo del progetto, e gli impegni personali e musicali di ciascuno rendevano sempre più difficile mantenere una continuità reale.
Le prove iniziarono a diradarsi. Quella che era nata come una spinta istintiva tra amici, alimentata dall’entusiasmo e da idee molto forti, cominciò lentamente a perdere ritmo. Il materiale c’era, le canzoni stavano crescendo, ma mancava la continuità necessaria per trasformare tutto in una band davvero stabile.
Fu in questo momento che, quasi casualmente, al bar, Nemo e Kris Stian incontrarono Fabio Sebastiani (ex-Racket), musicista e batterista di esperienza, che si propose di subentrare alla batteria. Il fatto che abitasse vicino alla sala prove rendeva la cosa molto più semplice anche dal punto di vista pratico.
A quel punto, però, con una formazione ormai diversa e una direzione che stava cambiando, non aveva più senso continuare a usare il nome Trust (Fidete). Il progetto iniziò così una nuova fase, cambiando identità e assumendo il nome Boh!.
In questa nuova incarnazione arrivò anche Sonni, giovane chitarrista tecnico e molto promettente, capace di portare ulteriore energia alla formazione. Sembrava l’occasione per dare finalmente una struttura nuova a ciò che era nato con Trust (Fidete): riprendere le idee, rimetterle in piedi con musicisti diversi e provare a farle evolvere in qualcosa di più solido.
Anche questa fase, però, rimase incompiuta. Tra impegni personali, prove sempre più discontinue e l’incidente in moto di Kris Stian, che fermò tutto per mesi, il progetto non riuscì più a ripartire. La parabola nata con Trust (Fidete) si chiuse così definitivamente, lasciando dietro di sé una sola canzone pubblicata, diversi brani abbozzati, molte idee rimaste sospese e il ricordo di un progetto breve, irregolare, ma nato da un’urgenza autentica.
Trust (Fidete) resta quindi una parentesi particolare: non una band costruita a tavolino, ma una creatura nata da amicizia, istinto, dialetto, rabbia, ironia e voglia di rimettere in moto qualcosa. Un progetto partito come scommessa trentina, cresciuto grazie all’arrivo di Maurizio, aperto poi a sonorità e testi più ambiziosi, e infine trasformato in un ultimo tentativo rimasto incompiuto.
Una storia breve, forse storta, ma vera. E proprio per questo degna di essere raccontata.